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domenica 2 novembre 2008

Comunicato stampa Ecoil

E’ notizia di questi giorni che la Provincia di Matera abbia dato parere favorevole alla riapertura del procedimento autorizzativo per la realizzazione dell’impianto di rigenerazione di oli esausti ECOIL nel territorio di Ferrandina.
Tale impianto dovrebbe rigenerare oli esausti per 65.000 tonnellate l’anno.
Anche la Giunta Regionale di Basilicata (con deliberazione n.1383 del 3/9/08) ha prorogato il termine, già scaduto da oltre sei mesi, per la validità del Giudizio di Compatibilità Ambientale concernente lo stesso impianto, nonostante il processo produttivo sia stato modificato rispetto a quello iniziale.
È alquanto singolare come entrambi gli Enti (Provincia e Regione) abbiano permesso la prosecuzione dell’iter autorizzativo in assenza di un progetto definitivo.
I nostri Consiglieri Comunali Eustazio e Dubla, a tal proposito, hanno richiesto il progetto al Comune di Ferrandina, che ha dichiarato di non esserne in possesso.
In assenza del progetto definitivo, ci chiediamo su quali basi potrà esprimersi il Comune nella Conferenza dei Servizi in programma per il prossimo 12 novembre.
Riteniamo per tanto doveroso che i rappresentanti comunali invitati alla suddetta Conferenza, chiedano il rinvio della stessa in attesa del progetto definitivo, necessario per una corretta e approfondita valutazione sul reale impatto ambientale dell’impianto.

martedì 19 agosto 2008

Di COSAParliamo?

L’applicazione indiscriminata del COSAP, così com’è stata notificata ai cittadini, secondo il giudizio del Circolo della Rifondazione Comunista, è ingiusta e irregolare.
Riteniamo che il “Regolamento comunale per l’istituzione e l’applicazione del Canone per l’Occupazione di Spazi ed Aree Pubbliche” vada aggiornato perché non recepisce la legislazione che differenzia gli “accessi a raso” dai “passi carrabili” (sentenza della Corte di Cassazione n. 8106 del 24 aprile 2004). I nostri consiglieri, pertanto, sosterranno nel prossimo Consiglio comunale questo aggiornamento, chiedendo che l’accesso a raso non venga assolutamente tassato.
In ogni caso nei prossimi giorni, d’intesa con le associazioni dei consumatori, informeremo i cittadini sulle procedure per eventuali ricorsi.
Di certo una maggiore trasparenza e collegialità nelle decisioni con tutti i partiti della coalizione avrebbe evitato l’adozione di questo provvedimento.
Ci preme infine invitare l’Amministrazione a rispettare gli impegni assunti circa la programmazione, la progettazione e la ricerca di finanziamenti regionali, nazionali ed europei per il rilancio dell’azione amministrativa (che si sarebbe bloccata con il commissariamento). Questo, inoltre, consentirebbe la riduzione delle imposte per il 2009.


PS: Rifondazione Comunista rivendica, rispetto all’Amministrazione Comunale, l’autonomia della sua azione politica e il diritto di critica, soprattutto se prediche e consigli giungono da chi è stato capace di mettere in crisi non solo il suo partito ma l’intera coalizione!

lunedì 4 agosto 2008

Un altro sviluppo è possibile *

Il Circolo PRC di Ferrandina, da sempre in prima linea nella difesa di un territorio già martoriato dalla chimica incontrollata e dall'amianto, esprime seria preoccupazione riguardo ai recenti sviluppi sulla costruzione della MEGADISCARICA DI RIFIUTI PERICOLOSI e della CENTRALE A BIOMASSE in Contrada Venita, e dall'ipotizzato DEPOSITO NAZIONALE DI SCORIE NUCLEARI.
Non può essere questo il futuro auspicabile per la nostra comunità.
Nel ricordare al Sindaco ed a tutta l'Amministrazione che "il Comune è la fabbrica della qualità della vita dei cittadini"**, rilanciamo quindi con forza l'istituzione del PARCO DEGLI ULIVI E DEI CALANCHI.
Il progetto, sostenuto da numerose associazioni ambientaliste lucane (WWF, Legambiente, Movimento No Scorie Trisaia, O.L.A.), è già presente nell'agenda della Regione Basilicata sin dal 2004, nonchè nel programma elettorale della Lista UNITI per FERRANDINA***.
Il Parco Regionale impedirebbe di fatto che la nostra zona diventi un contenitore di rifiuti di ogni genere, siano essi legali o illegali. La sua istituzione, oltre a salvaguardare le peculiarità naturalistiche, storiche ed archeologiche dei Calanchi ne valorizzerebbe il potenziale enorme, in grado di promuovere uno sviluppo economico ecocompatibile basato sull'agricoltura di qualità, sulla ricerca scientifica, sul turismo culturale e sul risparmio energetico. Non solo: l'incremento occupazionale sarebbe di gran lunga maggiore e più duraturo rispetto, ad esempio, agli eventuali 30 posti di lavoro sbandierati a proposito della centrale a biomasse.
Chiediamo pertanto che, da subito, l'Amministrazione Comunale si pronunci in maniera chiara, inequivocabile e sostanziata da atti ufficiali, a favore dell'istituzione del Parco e di conseguenza assuma sull'argomento un ruolo propositivo ed efficace nelle sedi opportune.
La questione ambientale è uno dei temi fondamentali della politica di Rifondazione Comunista, nonchè un punto dirimente nei rapporti con l'attuale maggioranza su cui saremo IRREMOVIBILI.
Il nostro Circolo si impegna ad organizzare nei prossimi giorni un'importante iniziativa pubblica con la presenza di esperti e addetti ai lavori per informare, sensibilizzare e creare percorsi concreti, condivisi con la cittadinanza ferrandinese.
Note:
* - Titolo a pag. 17 del programma elettorale Uniti per Ferrandina
** - Premessa a pag. 6 del programma elettorale Uniti per Ferrandina
*** - "Promuovere la valorizzazione delle zone Calanchi" (pag. 10) - "Creazione del Parco degli Ulivi al fine di salvaguardare e diffondere l'antica tradizione olearia" (pag. 13) dal programma elettorale Uniti per Ferrandina.

giovedì 20 marzo 2008

A volte ritornano...

LA SINISTRA L’ARCOBALENO RIBADISCE CON FORZA LA SUA CONTRARIETA’ ALL’ENNESIMO SCEMPIO AMBIENTALE CHE SI VORREBBE CONSUMARE NEL TERRITORIO DI FERRANDINA.

La notizia del parere favorevole espresso dalla commissione tecnica V.I.A. (Valutazione d’Impatto Ambientale) del Ministero dell’Ambiente circa la costruzione di una mega discarica di rifiuti pericolosi, desta in noi sdegno e preoccupazione perché dimostra ancora una volta di non tenere in considerazione le legittime esigenze e preoccupazioni del territorio e dei cittadini, che si erano già espressi in moltissimi con una petizione popolare inviata con raccomandata, sia allo stesso Ministero che alla Regione Basilicata e alla Provincia di Matera.
L’ipotesi di insediamento di questa opera ha prodotto, infatti, l’immediata reazione dei cittadini che si sono spontaneamente costituiti in un comitato anti-discarica. A questo aggiungiamo la contrarietà espressa dall’Amministrazione Comunale di Ferrandina.
Chiediamo, dunque, al Sindaco di indire un referendum cittadino e invitiamo tutti i ferrandinesi ad acquistare 1 mq dell’area interessata.
Vogliamo ricordare, infine, che nel programma della Sinistra l'Arcobaleno si prevede una rivisitazione più severa della procedura di impatto ambientale e una seria politica di tutela e conservazione dei territori e dell’ambiente, che metta al centro la salute dei cittadini, in un nuovo modello di sviluppo eco-compatibile.

venerdì 1 febbraio 2008

Comunicato stampa: Dimissioni Rosa Rivelli

In data odierna ho rassegnato le mie dimissioni dall’incarico di assessora provinciale poiché è totalmente venuto meno il rapporto fiduciario e di serena collaborazione con il Presidente della Provincia Carmine Nigro anche alla luce delle sue recenti dichiarazioni sulla stampa e delle posizioni assunte sia dalla Sinistra Arcobaleno che dal mio partito.
A causa dell’estenuante trascinarsi della crisi alla Provincia, già alcuni mesi fa avevo consegnato nelle mani del mio partito la totale disponibilità alle dimissioni sia per favorire una discussione non condizionata con le forze di maggioranza e sia perché stavano maturando e consolidandosi condizioni di inagibilità politica e di instabilità della maggioranza che nel corso dell’ultimo anno ha modificato totalmente il suo assetto.
Il precipitare degli eventi si è avuto con la caduta del Governo Prodi per responsabilità gravi dell’Udeur che prima ha aperto la crisi e poi al Senato con il suo voto contrario ne ha determinato la caduta.
L’ambiguità dei vertici provinciali e regionali dell’ Udeur rispetto alla posizione nazionale del loro partito che, di fatto, si è già collocato con il centrodestra, pone chi come me ha fatto della coerenza, della trasparenza delle scelte, della critica severa alle pratiche trasformistiche, e soprattutto della lealtà con il mandato ricevuto dagli elettori, nel dovere di dichiarare cessata quest’esperienza con una compagine che non è più la stessa con la quale mi sono candidata.
Ringrazio tutti coloro che mi sono stati vicini in questi anni di intenso lavoro, a cominciare dai dipendenti e dirigenti della Provincia di Matera, alle organizzazioni e associazioni culturali e di volontariato che generosamente si sono offerte di condividere un percorso comune di cambiamento sino alle singole persone che hanno affiancato il mio lavoro.
Ringrazio il mio partito, i cittadini di Ferrandina per la fiducia manifestata con il voto alle elezioni provinciali e coloro che in queste ore, sull’onda delle informazioni lette sulla stampa, mi manifestano la loro stima.
Un ringraziamento particolare a mio marito e mio figlio che con la loro pazienza hanno contribuito a rendere possibile questa importante esperienza.

Rosa Rivelli

Matera, 01 febbraio 2008

venerdì 14 settembre 2007

Con i lavoratori della CFP, contro le ambiguità delle non-decisioni

Il mito della Basilicata che deve essere “attrattiva” degli investimenti, anche attraverso l’assoluta passività dei lavoratori, è l’ultimo spauracchio che la Regione Basilicata (con una complicità più o meno palese di fette di sindacato) ha saputo esibire ai 69 lavoratori licenziati della CFP per evitare che questi potessero esercitare il loro diritto di scegliere le forme di conflitto che avrebbero forse dato fastidio a più di qualcuno, primo tra tutti lo stesso entourage regionale che, insieme a Tecnoparco consente, quotidianamente, che oltre 60-70 Tir di rifiuti tossici industriali vengano accolti in val Basento per essere “trattati” (?); rifiuti talvolta che nessun altro in Italia è pronto ad accogliere tranne questa porzione di territorio lucano trattato da vera e propria pattumiera grazie proprio alla irresponsabilità dei vertici della Regione Basilicata.
L’ennesima crisi, per una delle ultime testimonianze industriali della Val Basento, si chiude con un risultato per ora umiliante, quello cioè di non aver avuto nemmeno la certezza che le richieste minime dei lavoratori (cassa integrazione straordinaria e incentivi) siano state portate a casa. Vi è da sottolineare che nella riunione di qualche giorno fa al Ministero dello Sviluppo Economico, nessun politico di rilievo della nostra maggioranza regionale ha potuto dare manforte al pur determinato dott. Nardozza della Task Force occupazione. L’hanno ben notato anche i lavoratori, e denunciato ieri, al tavolo della Regione, all’unico assessore presente nel Palazzo, Santochirico.
La irresponsabile provocazione di Confindustria di Basilicata, che evoca fantasiose barricate e diffuse situazioni di illegalità da parte dei manifestanti, da reprimere con la forza, non è stata raccolta dai pacifici e determinati lavoratori; piuttosto, è stata “sposata” da chi, con minacce più o meno palesi, ha voluto suggerire una linea di ‘normalizzazione’ subalterna delle modalità di lotta di una classe operaia che si sta riducendo giorno per giorno al fine di lasciare il posto al deserto industriale ancora non bonificato dagli inquinamenti del passato e alla produzione di energia e allo stoccaggio e trasformazione di rifiuti e di gas.
Una inaccettabile situazione socio-economica che attraversa il mondo del lavoro/non lavoro, che rende incandescenti e magmatiche le dinamiche sociali che attraversano la Basilicata in un momento tanto delicato in cui anche il sindacato esprime talvolta tutti i propri limiti e le proprie contraddizioni (basta guardare al caso FIOM sugli accordi di luglio); che, invece, richiederebbe ben altra consapevolezza da parte di un bel pezzo del ceto imprenditoriale, che persino Prodi alla Fiera del Levante ha definito incapace e parassitario; e atti di umiltà anche da parte di coloro che hanno sempre creduto di saper interpretare al meglio le esigenze dei cittadini e dei territori.
Rifondazione Comunista continua ad essere a fianco dei lavoratori a sostenere le loro azioni di lotta anche mettendo a disposizione le proprie strutture.


Potenza, 12 settembre 2007

Gianni Palumbo - Segretario Prov.le PRC
Michele Saponaro - Segretario Reg.le PRC Basilicata

mercoledì 11 luglio 2007

Crisi industriale

Ancora un colpo mortale al fragilissimo tessuto occupazionale del nostro territorio: l’avvio della procedura di mobilità alla CFP di Pisticci Scalo segna un ulteriore e drammatico punto di crisi per quel che resta del comparto industriale lucano.
Il Governo si occupi del Sud.
Il gruppo consigliare di Rifondazione Comunista alla Provincia di Matera nell’apprendere dell’ennesima crisi che ha investito il già fortemente compromesso tessuto industriale della nostra provincia - con l’avvio unilaterale della procedura di mobilità alla CFP di Pisticci Scalo dove si perdono 69 posti di lavoro e l’avvio della procedura di fallimento avviata dalla Nylstar che mette a rischio ammortizzatori sociali e TFR dei lavoratori – denuncia con profonda preoccupazione l’acuirsi di una crisi che viene travolgendo l’intera comunità provinciale e che potrebbe generare un vero e proprio allarme sociale nei nostri territori.
Si ritiene, a tal proposito, non più rinviabile un intervento che deve essere tempestivo e di massa di forze sociali ed enti locali nei confronti di Governo e Regione affinché il Governo nazionale attui la parte del programma relativa alle politiche industriali e del Mezzogiorno e convochi urgentemente il tavolo di confronto nazionale per affrontare organicamente una crisi divenuta insostenibile e che oggettivamente destabilizza e impedisce il governo stesso del territorio.

Matera, 10 luglio 2007
Vincenzo Dambrosio
Capogruppo PRC-SE alla Provincia di Matera

martedì 3 luglio 2007

Sinistra Democratica, PRC, Verdi, PdCI sulla nomina della nuova giunta regionale

La crisi alla Regione si è chiusa sulla base di vecchi e logori schemi, sia nella conduzione che nel risultato.
Nessun tentativo serio è stato posto in essere per un approfondimento strategico e programmatico in grado di rilanciare l’azione di un centrosinistra in evidente affanno; un ricambio nella composizione della Giunta che sicuramente non rappresenta un segnale di rinnovamento; uno spostamento al centro dell’asse politico della coalizione.
L’accordo raggiunto, dopo tanti giorni di alchimie, di scontri tra DS, Margherita, Udeur, Italia valori, SDI ha prodotto un risultato chiaramente orientato da quei partiti e dai loro equilibri interni.
Un clima negativo che ha prodotto contraddizioni evidentissime; una tra tutte la nomina ad Assessore alla Sanità del segretario regionale dell’unico partito della coalizione, l’Udeur, che si è opposto duramente al Disegno di legge presentato dalla precedente Giunta sulla riforma delle ASL.
In questa Giunta non sono presenti le forze della sinistra che hanno firmato il patto di consultazione (Sinistra Democratica, PRC, Verdi e PDCI). Queste forze fin dall’inizio della crisi hanno cercato di esaltare i rapporti politici ed i contenuti programmatici ed hanno chiesto che al primo posto nella riflessione collettiva venisse inserita una profonda riforma della politica, dei suoi strumenti e delle relazioni tra politica, economia e società.
Si è, invece, preferito il terreno degli accordi di composizione dell’Esecutivo, tentando di indebolire la rappresentanza della sinistra.
Il centrosinistra così non cresce e, come è avvenuto a Matera, rischia di allontanarsi dalla società e dai suoi problemi, proseguendo in un’assurda autoreferenzialità.
Le forze del patto di consultazione non condividono queste pratiche e, quindi, non fanno parte della Giunta e giudicheranno il nuovo Esecutivo di volta in volta, sulla base delle politiche e delle scelte programmatiche che verranno proposte.
Al fine di proseguire il lavoro unitario il patto di consultazione darà vita ad un intergruppo in Consiglio regionale.

Potenza, 1 luglio 2007

lunedì 25 giugno 2007

Comunicato: PRC e maggioranza regionale

La ridda di voci sul rientro nella maggioranza e magari nella Giunta Regionale del nostro partito, ci impone la necessità di offrire a quanti fanno cronaca ma sono incapaci o impossibilitati a raccogliere le notizie alla fonte, così come a qualche volenteroso quanto vanitoso canterino, la posizione assunta dalla Segreteria regionale del PRC all’incontro voluto dal presidente De Filippo per raccogliere il parere di Rifondazione sulle dimissioni della Giunta e sulle possibilità di ricomporre eventualmente la Maggioranza politica che due anni fa l’aveva eletto, cioè compreso R.C.
Agli incontri R.C. si è presentata con una posizione politica condivisa con il PdCI, i Verdi e Sinistra Democratica, forze politiche con le quali si è conseguito preliminarmente un patto di consultazione permanente.
Abbiamo anzitutto condiviso col Presidente De Filippo e coi Segretari regionali Ds, Margherita, Udeur, Sdi che la situazione critica nella nostra regione non consente di perder tempo e che occorre ricomporre immediatamente un quadro politico stabile. Proprio per tale motivo, abbiamo detto con estrema chiarezza e determinazione che avrebbe senso chiedere a Rifondazione Comunista di rientrare nella maggioranza solo a condizione che si vogliano trarre le conclusioni conseguenti al diffuso giudizio che il voto - materano soprattutto ma non solo - reclama la chiusura definitiva e convinta di una fase della politica di Centro Sinistra in Basilicata e un nuovo avvio, con uomini nuovi, nella Giunta, nella dirigenza regionale, negli enti che veramente servono; di acclarata competenza e professionalità; imponendo ai partiti, in questo momento, un passo indietro, soprattutto per dare il segnale chiaro e inconfondibile che i partiti intendono ricercare il consenso elettorale e politico sui programmi e sulle idee, non nell’intreccio tra politica e affari, nel clientelismo, nel familismo, nel populismo.
Sono queste, d’altra parte, le ragioni che portarono Rifondazione, nel gennaio scorso, ad uscire dalla Maggioranza. Occorrono segnali certi che si vogliano cambiare i suonatori oltre che la musica.
Abbiamo accompagnato questa richiesta politica con un documento – anche questo comune a tutte le altre forze strette nel patto di consultazione – per contribuire con le nostre proposte all’eventuale aggiornamento del Programma della Maggioranza, specie nel merito delle problematiche che più ci stanno a cuore: lavoro & precarietà, ambiente, energie, avanzamento sociale nei nostri territori, il ruolo della Basilicata nel Mezzogiorno e nel Mediterraneo.
Ora, tocca ai partiti di maggioranza dare, se lo ritengono opportuno, risposte altrettanto chiare. Noi possiamo solo ribadire che non accetteremo mediazioni, compatibilità che tornino magari utili agli equilibri interni dei partiti, non certo agli interessi generali della Basilicata. Non se lo può permettere più nessuno. Tanto meno chi queste cose le va denunciando da tempo.


Michele Saponaro - Segreteria regionale PRC

sabato 23 giugno 2007

Vertenza "Giovani in Basilicata"

La condizione dei giovani in Basilicata e nel Mezzogiorno, è preoccupante; la precarietà determina contraddizioni molto più avanzate rispetto ai luoghi di maggiore benessere e produttività: infatti non si pone soltanto come condizione lavorativa ma si afferma in maniera totalizzante.
La precarietà in Basilicata è sinonimo di mancanze: mancanza di lavoro, di prospettive, di luoghi e momenti di aggregazione, di incontro e crescita collettiva, di indipendenza ed autonomia.
Queste mancanze che si riassumono emblematicamente nel fatto che i giovani lucani vivono in un contesto in cui un quarto delle famiglie è al di sotto della soglia di povertà, rappresentano il vero e proprio dramma di questa regione, anche perché creano dipendenza e subordinazione verso chi ci governa.
Gli stessi giovani sono tra i primi posti in Italia per il consumo di droghe pesanti e di questi in particolare le donne.
La giunta regionale ci ha proposto il "Patto con i giovani", una legge che si pone l’obbiettivo di risolvere la complessa questione giovanile dimostrandosi invece, ad un anno dalla emissione, sterile ed inefficace. Per una serie di ragioni.
Innanzitutto c’è la questione della partecipazione giovanile.
La giunta, tra falsi proclami e slogan propagandistici, scriveva di un patto che si fondava sul dialogo e sull’interazione constante. Nei fatti oggi ci chiamano ad interloquire a cose già fatte, come spettatori più o meno interessati. Avremmo preferito che davvero i giovani e non soltanto il ceto politico giovanile fossero considerati fin dall’inizio come soggettività sociale. Di fatto è mancato il coinvolgimento di tutte quelle realtà come la scuola, l’Università, le associazioni giovanili che sono i luoghi naturali dell’aggregazione sociale. Pensiamo che l’autonomia ed il protagonismo giovanile siano percorsi che si costruiscono giorno per giorno, la democrazia non è un allenamento oratorio ma una pratica reale. La politica deve avere il coraggio di stimolare questa pratica.
Invece il Patto risulta essere null’altro che la semplice accozzaglia di provvedimenti già esistenti, messi insieme a formare un pacchetto che a noi pare utile solo per proliferare il consenso elettorale. 81 milioni di euro sono una somma abbastanza considerevole. A noi non basta sapere che queste risorse vengono spese ma ci interessa il modo in cui si investe. Proprio perché, a differenza di chi ha scritto questo Patto, non crediamo che il talento sia una virtù individuale, quasi un fattore genetico, ma che debba essere un valore collettivo che si da in condizioni di uguali possibilità.
Consideriamo di primaria importanza intervenire sul tema del diritto allo studio e sulla lotta alla precarietà.
Per quanto riguarda la questione del DIRITTO ALLO STUDIO esigiamo politiche che siano realmente incisive. È ridicolo che a fronte di un 25% dei giovani a rischio povertà, il bilancio annuale dell’ARDSU sfiori a mala pena il tetto dei 10 milioni di euro. Considerando che la maggior parte di queste risorse servono per pagare le spese amministrative e del personale, solo circa 6 milioni vengono utilizzate a scopo sociale. di questi 2,5 milioni vengono utilizzati per l’erogazione delle borse di studio. Chiaramente questa cifra non copre quello che è il fabbisogno reale: gli aventi diritto, infatti, sono molti di più dei beneficiari. Gli alloggi universitari a Potenza ospitano soltanto 128 studenti, i quali spesso riscontrano disagi legati alla qualità dei servizi (lo dimostrano alcune petizioni di protesta firmate da studenti e consegnate agli uffici di presidenza dell’ARDSU ). Chiediamo di aumentare gli investimenti nel diritto allo studio affinché tutti gli aventi diritto possano usufruirne, di aumentare il numero di borse di studio da erogare, prevedere ulteriori posti letto nelle Case dello Studente, agevolare le condizioni dei pendolari e dei fuori sede e riconoscere in maniera più generale la condizione dello studente nella città facilitando l’accesso ai trasporti, agli eventi culturali e ricreativi. Punti questi del nostro programma elettorale che ha visto vincere a Potenza alle elezioni del CNSU la lista “A Sinistra in Movimento” con il 30% dei consensi.
Il Presidente De Filippo ha dichiarato pubblicamente che grazie al Patto con i Giovani 1000 ragazzi hanno trovato un impiego. Questo dato non ci risulta. Sappiamo invece che 576 aziende hanno fatto richiesta per 1000 posti di cui solo il 25-30% si tradurranno in assunzioni reali. Poiché si rischia di scemare nella propaganda e visto che non ci sono dati ufficiali ai quali fare riferimento chiediamo una valutazione di placement con valutatori indipendenti pagati dall’UE che fanno parte delle misure di accompagnamento dei programmi e sono necessarie al fine della trasparenza. Abbiamo il diritto di conoscere il numero effettivo delle persone che lavorano, la reale portata dell’impatto occupazionale e, soprattutto, la qualità dei livelli occupazionali, visto che il 38% dei giovani laureati che trovano occupazione in Basilicata non sono soddisfatti perché sotto-utilizzati rispetto alle competenza. Questo è il dato più alto in Italia (dati ISTAT 2005). Inoltre va ricordato che il 52% dei giovani laureati lucani trovano occupazione solamente fuori regione.
Un Patto con i Giovani che si rispetti, di questi tempi, dovrebbe essere innanzitutto un patto contro la precarietà: vincolare i sussidi alla creazione di posti di lavoro stabili, prevedere un’integrazione di reddito per i periodi di inattività, mantenere vive le esperienze lavorative e di formazione nelle fasi di transizione, immaginare forme di salario sociale per alleviare il disagio materiale e morale.
Ma il punto principale di critica che noi sentiamo di fare al Patto con i Giovani riguarda la totale mancanza di una programmazione strategica degli investimenti che possa essere di lungo periodo e parta dalla vocazione del territorio e dei giovani.
I dati parlano chiaro: 27000 sono i giovani disoccupati (36%), di questi 3000 non hanno alcun titolo di studio e 8000 solo la licenza media. Riteniamo prioritario che per questi venga attivato un piano di formazione e di riqualificazione professionale
Considerato che vanno inclusi anche 13000 diplomati e 3000 laureati ci chiediamo e chiediamo al governo regionale che fine faranno questi giovani, quali possibilità avranno, come la regione influirà per garantirne una occupazione reale e stabile.
A dire il vero l’unico dato che riusciamo a notare è che nei prossimi sei anni (2007-13) 4000 giovani a basso livello di istruzione usciranno dalla scuola per entrare nel mercato del lavoro; lo stesso vale per 12000 diplomati e 13800 laureati. Come si governeranno queste fasi di transizione, quali ulteriori patti verranno inventati per fingere di risolvere queste emergenze?
A noi interessa ragionare su questi dati, su dati vivi che chiedono una programmazione di prospettiva che si differenzi dall’elargizione di finanziamenti a pioggia ad un tessuto produttivo che per il 78% è fatto di micro-imprese fino a 10 dipendenti che non presenteranno nel tempo aumenti dell’offerta occupazionale. Parliamo di una programmazione integrata che si fondi sull’innovazione, e sulla valorizzazione del territorio.
Ci risulta che dai fondi FESR della programmazione 2007-13 soltanto 31 milioni su 300 sono destinati ad attività con contenuto occupazionale in linea con i livelli di istruzione universitaria. Risultato: 100-150 persone ne usufruiscono rispetto ai 2300 laureati che ogni anno escono dall’università.
Investendo nella ricerca, con contratti fino a quattro anni, considerando 2000€ al mese pro-capite con 170mln €, poco più della metà del FESR avremmo 1700 occupati in più.
Questo vuol dire programmare l’azione politica partendo dalle reali necessità dei giovani.
Per queste ragioni apriamo oggi una vertenza con l’amministrazione regionale, ponendo domande sui bisogni reali e per le quali attendiamo risposte immediate.
Ci chiediamo infine quale modello umano e di relazioni sociali, quale modello istituzionale la politica lucana ci sta offrendo oggi. Sono innanzitutto i giovani a chiedere altra umanità, altra civiltà, altro tipo di moralità a questa classe dirigente.

Giovani Comuniste/i di Basilicata

lunedì 18 giugno 2007

Lettera aperta ai bloggers ferrandinesi

Come iscritti al circolo del Partito della Rifondazione Comunista di Ferrandina, pensando di interpretare il sentimento degli altri iscritti e di tutti i nostri elettori e simpatizzanti, ci sentiamo in dovere di intervenire in merito ai numerosi post di utenti anonimi che sul blog ferrandinapensa&vota hanno deliberatamente infangato la nostra ideologia di riferimento e la nostra memoria storica, spesso attraverso una brutale opera di generalizzazione e di parziali ricostruzioni storiche.

Il messaggio che si vuol far passare è chiaro: affiancare, nelle colpe e negli errori, gli opposti estremismi, in un matassa inestricabile di superficialità, qualunquismo e revisionismo.

Equiparare il comunismo e il nazifascismo, i partigiani e i fascisti, gli oppressi e gli oppressori, mischiando in un unico calderone foibe, lager, noglobal, brigate rosse, come è stato più volte fatto, vuol dire strumentalizzare la Storia!

Ognuno è libero di dire quello che vuole, assumendosi apertamente le proprie responsabilità, ma non può certo far passare messaggi mistificatori per verità assolute!

Questo nostro intervento non vuole avere nessun intento censorio e nessuna pretesa di ricostruzione storica, cosa questa che non spetta certamente a noi: vogliamo solo specificare alcuni punti per una discussione più precisa e sgombra da ogni equivoco.

Vogliamo gridare la ferma condanna contro le degenerazioni staliniane, le dittature totalitariste, l’annientamento dei diritti civili dell’uomo, la pratica barbara e vile del terrorismo. Errori, orrori, storture che hanno attraversato e macchiato la Storia, tutta la Storia, compresa quella ormai lunga del movimento comunista.

Vogliamo difendere il carattere democratico e antifascista della Repubblica e della sua Costituzione, nata dopo la lotta di liberazione dal nazifascismo condotta da tutte le forze democratiche italiane con il sostegno degli Alleati angloamericani.

Vogliamo riaffermare, con forza, la specificità del comunismo italiano, il grande contributo di idee e di uomini che il PCI ha saputo dare alla crescita sociale e culturale di tutto il Paese.

Comunisti erano:
Antonio Gramsci, il fondatore del PCI, uno dei padri del pensiero moderno europeo ed italiano;
Palmiro Togliatti, “il Migliore”;
Luigi Longo, il comandante “Gallo”, stratega della Resistenza italiana, presidente del Comitato di Liberazione Nazionale;
Umberto Terracini, il primo firmatario della Costituzione Italiana;
i 7 fratelli Cervi, martiri contadini della Resistenza fucilati dagli invasori tedeschi;
i siciliani che lottavano per le terre massacrati a Portella della Ginestra dal bandito Salvatore Giuliano, assoldato dalla CIA;
Luchino Visconti, Roberto Rossellini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Cesare Pavese, Italo Calvino, Alberto Moravia, Leonardo Sciascia e i loro travagli artistici ed intellettuali;
Pier Paolo Pasolini, con il suo immenso talento e la sua diversità;
Pio La Torre e Peppino Impastato, massacrati dalla mafia per le loro battaglie;
Enrico Berlinguer e la sua acclarata integrità morale;
Nilde Iotti, già partigiana e apprezzata Presidente della Camera dei Deputati;
comunisti sono Pietro Ingrao e Fausto Bertinotti, con i loro vecchi e nuovi incarichi istituzionali; Nichi Vendola, il suo moderno meridionalismo, la sua fede, la sua omosessualità.

Comunisti, in Italia e nel mondo, sono tutti coloro che sentono dentro il malessere delle ingiustizie sociali, che lottano per superarle, che pensano che questo non sia il migliore dei mondi possibili, che provano a non omologarsi al pensiero unico del mercato e delle sue logiche, a costruire una società libera, equa e multiculturale, dove la civiltà prevalga sulla barbarie.

Rifondare il comunismo, oggi, significa provare, attraverso la pratica della non violenza e insieme ai Movimenti, a stabilire un ordine mondiale diverso e a costruire un nuovo umanesimo. E’ la nostra dolce utopia…

Questo siamo noi, queste sono le nostre radici, questo è quello che vogliamo.

Siccome sono in ballo le idee e le sensibilità di milioni di uomini e donne, pretendiamo nei vostri liberi discorsi serietà e onestà intellettuale: non dipingeteci per quello che non siamo!

Anche perché… non ci avrete mai come volete voi!


Pietro Monteleone
Nicola Agata
Nicola Monteleone
Ferdinando Eustazio
Alfonso Cancellara
Rosa Rivelli
Giuseppe Dubla

sabato 3 febbraio 2007

Rifondazione Comunista fuori dalla maggioranza regionale

La Basilicata celebrata con ottimismo tanto fatuo quanto irresponsabile come isola felice, soffre una condizione di decadenza. Le classi dirigenti dovrebbero rappresentarne la cura, sono invece la malattia.
I documenti della Finanziaria e di Bilancio della Regione forniscono una mappa delle contraddizioni tra interessi privilegiati e bisogni negati. Quote di spesa pubblica vengono investite nella produzione di consenso, per l’incremento della produttività elettorale e della ricchezza di ceti e lobbies che fanno blocco intorno alla spesa pubblica, in cui agiscono da cerniera o da operatori in proprio molti componenti degli apparati politici e burocratici. Insomma “la fragile egemonia della borghesia lucana” persevera in una storia che si è svolta nel corso dei secoli e degli ultimi decenni a ridosso del clero, delle rendite, e, di recente, anche di uno scambio politico-affaristico.
Questo è lo sfondo della crisi ormai in fase acuta, in cui tutti, chi con la convinzione incauta e persino stupida di starci ottimamente, chi con la preoccupazione e responsabilità operanti e insieme frustrate di doverne uscire, pena una comune rovina, tutti, dicevamo, siamo immersi.
Solo una boria delirante potrebbe ispirare la pretesa, da parte di un partito, di farcela da solo o di possedere poteri salvifici, ma sarebbe altresì un segno di pigrizia politica e morale non manifestare in modo franco e piano i rischi che si percepiscono.
In Basilicata molti soldi sono già stati spesi, e tanti altri ne stanno per arrivare.
La condizione economica, sociale e culturale della nostra regione è arcinota: disoccupazione, precarietà, deficit di autonomia, povertà schiacciano soprattutto i giovani, le donne, gli anziani insieme all’ identità, alle tradizioni e al senso comunitario (l’Agip, la Fiat, la Coca cola decidono, sulla base delle convenienze proprie alle multinazionali, la destinazione e l’uso del nostro territorio e delle nostre risorse naturali). Ecco perché i soldi pubblici debbono essere spesi in modo programmato, produttivo e democratico, cioè con la partecipazione reale dei lavoratori, dei giovani, delle donne sia nella fase delle scelte sia in quella della verifica dei risultati. Ma c’è ancora un’altra e forse più forte ragione: i soldi sono molti e la popolazione è piccola. Si potrebbe aprire un mercato e una eterodirezione delle menti e delle coscienze. Si andrebbe verso un destino di lunga inerzia civile.
Sono insostenibili, perciò, i ripetuti e interessati rinvii in ordine alla riduzione e alla riforma degli enti che gestiscono la spesa e i servizi (in particolare le ASL, le comunità montane e i molti enti inutili, anzi convenienti per pochi). Non gioverebbe alla vita civile e democratica della Basilicata il coinvolgimento del PRC in pesanti responsabilità, senza un ruolo di reale influenza nel quale far valere le sue valutazioni
Gli argomenti precedenti, non ispirati da interessi particolaristici, frutto di valutazioni maturate nel corso ormai di 2 anni, in cui si è consumata un’esperienza di rinvii, di impegni disattesi, di decisioni assunte in modo separato dal “Superpartito” (DS, Margherita e Udeur), confermati dagli ostinati rifiuti opposti in sede di finanziaria, rappresentano le ragioni forti su cui si fonda la decisione del PRC di uscire dalla maggioranza che sostiene il governo regionale. Vorremmo dire a coloro i quali hanno pronta sulla lingua l’accusa di “moralisti” che la trasparenza non attiene, o non attiene soltanto, alla sfera etica, ma soprattutto a quella economico-sociale.
Resta l’impegno di partecipare in modo ostinato, ma non fazioso, alla riapertura di una fase, in cui nuovi contenuti, nuove pratiche e nuovi assetti di governo segnino una svolta rispetto al passato e si pongano all’altezza dei bisogni e delle risorse del popolo lucano.


Segreteria Regionale PRC