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domenica 27 aprile 2008

Intervista a Nichi Vendola

Da Il Manifesto del 25 aprile 2008, di Micaela Bongi e Andrea Fabozzi:

CONTRO FURBIZIE E VELENI, UN CONFRONTO VERO

Al presidente della regione Puglia Nichi Vendola guardano in molti come al candidato alla segreteria di Rifondazione in grado di ristabilire l’unità del gruppo dirigente o almeno di restituire la maggioranza ai bertinottiani dopo che al primo Comitato politico nazionale post disastro elettorale Paolo Ferrero e Claudio Grassi hanno messo in minoranza il segretario Franco Giordano, che si è dimesso.

Facciamo anche a te la domanda che abbiamo fatto a Giordano e Ferrero: era proprio inevitabile mettere tra parentesi l’analisi di una sconfitta così grande e iniziare subito con uno scontro di potere?
Nell’ultimo Cpn sono stati usati toni e argomenti da redde rationem. Si è scantonato rispetto alla necessità di guardare in faccia alla sconfitta e lo si è fatto anche con una traccia di violenza nelle relazioni tra persone. C’è stata una furia iconoclasta nei confronti di un pezzo del gruppo dirigente, non ho apprezzato quel patetico chiamarsi fuori di un altro pezzo. Questa dinamica nevrotica, questo stile della lotta politica non può che portarci alla catastrofe. Il partito e tutto il popolo della sinistra si aspettano altri segnali. Non la rimozione della sconfitta. Ma nemmeno che la sconfitta sia usata come una clava per un regolamento di conti.

Oltre allo scontro però c’è stato un voto su un documento che dice: ripartiamo da Rifondazione. Un cambio di rotta per il partito e per il progetto di unità a sinistra?
Il Cpn ha solo prodotto una convergenza occasionale che non ha nessun respiro strategico. Tutti siamo critici nei confronti delle forme e del contenuto della Sinistra arcobaleno, per come si è presentata alle elezioni. Io l’ho detto subito dopo il voto: siamo stati solo una cartolina illustrata che metteva insieme quattro rappresentanti di quattro partiti, senza l’amalgama di un agire politico comune e senza nemmeno crederci molto.

Allora ha ragione Ferrero che dice: al massimo possiamo fare una federazione tra soggetti diversi?
No, abbiamo di fronte a noi un compito più grande: la ricostruzione del campo della sinistra. Come? Non possiamo fare una disputa metodologica infinita. Costituente, federazione, sono parole allusive. Dire che l’esito finale sarà necessariamente un nuovo partito è far prevalere la noia sulla gioia della creazione. Non è questa l’unica dinamica possibile. Io non so indicare adesso il plastico del nuovo soggetto unitario e plurale. So che ho passato trent’anni nel Pci a criticare la forma partito. E poi noi un partito ce l’abbiamo, Rifondazione. Ma la sua forza è sempre stata quella di mettersi in gioco sul terreno dell’innovazione politica e culturale.

E allora perché in campagna elettorale Bertinotti ha detto che bisognava andare oltre, superare e dunque sciogliere il Prc?
Come il voto ha impietosamente rivelato, Rifondazione e le altre forze politiche della sinistra stavano scivolando verso l’inconsistenza. Credo che Bertinotti volesse alludere al fatto che c’è bisogno di accelerare i processi di innovazione. Il problema della sinistra è molto più vasto del problema del Prc e il Prc non può essere come un cactus che fiorisce nel deserto. Siamo una minoranza ma non abbiamo nessuna possibilità di rinascere se siamo minoritari.

Intanto però l’Arcobaleno si è dileguato e ogni pezzo va per conto suo.
Francamente è più importante quello che si rimette in campo nella società che le relazioni con gli stati maggiori degli altri pezzi della sinistra. E’ più importante tornare a conoscere la società. E’ vero che non abbiamo più frequentato i territori, ma non è sufficiente dire torniamo nei territori perché la nozione di territorio è mutata. La crisi della sinistra è anche una difficoltà a reinventarsi come comunità. La forza della Lega è nel fatto che si propone come doppia comunità, comunità politica e comunità territoriale, come una specie di doppia panciera che aderisce elasticamente al basso ventre del nord che è fatto di pulsioni securitarie, di rivolta fiscale, ma anche di una voglia di trovare forme di identità dentro a una globalizzazione che spiazza tutti. In una condizione di atomizzazione lì c’è un agire politico che ricostruisce un collante. Naturalmente lì dentro c’è di tutto, è un supermarket ideologico. Ma dentro il territorio mobile delle comunità all’epoca della globalizzazione la Lega riesce a dare questa forma di identità. Noi no.

Quando si allude a una pratica di territorio inclusivo, viene fatto l’esempio pugliese. Ma il risultato elettorale dice che il problema ce l’hai anche tu.
Sì, ma la valenza ideologica del voto è stata assolutamente travolgente. Non c’era aggancio territoriale che potesse creare argine rispetto a questo maremoto. Io mi sono trovato a vivere esperienze stupefacenti, ho conosciuto la gratitudine per la risoluzione di problemi drammatici di vita di pezzi di comunità. E poi ho visto che nelle urne questa gratitudine non si è tradotta in un voto. Perché stavamo parlando di un’altra cosa, della crisi dell’Italia, rispetto a cui Berlusconi e le destre propongono un racconto credibile, cioè offrono un intero repertorio di capri espiatori per ogni paura generata dalla crisi. In questa società delle mille insicurezze loro sono in grado di regalarti un nemico, l’immagine di uno che è responsabile della tua insicurezza. Nel suo complesso il centrosinistra è stato assolutamente subalterno, contro la fabbrica delle paure non ha proposto una fabbrica delle convivialità o delle speranze. E noi abbiamo fatto discorsi che sono apparsi elucubrazioni ideologiche, anche con qualche grado di contraddittorietà. Riconosco a Paolo Ferrero un sicuro genio tattico, però credo francamente che avremmo potuto discutere differentemente sul decreto sicurezza, e lo dico io che ho subito coperto la scelta di Paolo di votare a favore del decreto in Consiglio dei ministri. Ma il problema non è Ferrero o Vendola. Voglio capire se siamo in grado di interloquire con una grande platea di soggetti variegati, frammentati e spaventati.

Sarà possibile riallacciare col Pd?
Noi e il Pd siamo a una divaricazione strategica che è sotto gli occhi di tutti. Però la politica non è andare dal notaio a registrare atti formali, è confrontarsi con i corpi vivi bombardati dalle cose che accadono nella società. Entriamo in una fase di grandissima turbolenza planetaria, credo quindi che nostro compito non sia quello di lanciare offensive del bon ton o del dialogo, ma quello di lavorare per aprire contraddizioni anche dentro al Pd. E’ un vantaggio se si aprono negli altri fronti varchi che consentano a noi di non lavorare in condizione di totale solitudine. Naturalmente è molto importante il nostro ruolo. Non dobbiamo presentarci con il profilo livido e rancoroso di chi, poiché è stato battuto, crede che il problema fondamentale sia semplificare al massimo e aumentare i decibel della sloganistica. Il problema non è urlare di più ma capire di più. Troppe cose non le conosciamo, le evochiamo facendo riferimento a una generica sociologia catastrofista, ma non conosciamo gli interstizi del precariato, conosciamo pochissimo del nuovo universo dei lavori. Dobbiamo fare un grande bagno di umiltà. Tornare alla base dovrebbe voler dire tornare alla realtà. Possiamo fare anche un partito democraticissimo tutto chiuso nel proprio bozzolo, ma la democrazia che dobbiamo promuovere è quella che ci trasforma in ricettori di ciò che è fuori.

A cosa porterà la spaccatura nel gruppo dirigente del Prc? Ed è accettabile la proposta del congresso a tesi e non per mozioni contrapposte avanzata da Ferrero e Grassi?
E’ necessario superare qualunque pratica di corto respiro del processo congressuale, atteggiamenti asfittici, maggioranze frutto della furbizia che nascono contro e non per determinare una strategia. Il congresso a tesi mi pare assolutamente interno a questa lunga catena di furbizie. Vorrei dire a tanti autorevoli pensatori del comunismo: come si fa a immaginare che da una parte c’è la cultura politica e dall’altra la linea politica? Posso decidere che sulla cultura politica sto con Ferrero e sulla linea con Grassi, ma lo potrei fare dentro a una dinamica politicistica. Non è di questo che il partito ha bisogno. Non abbiamo bisogno di guerre guerreggiate, di troppi livelli di verità per cui oggi diamo in pasto alla platea del Prc il boccone di un immaginario nemico fatto di pezzi di gruppo dirigente che stavano per sciogliere il partito. Quella che si è formata al Cpn è un union sacrée di tutti - anche di quelli che hanno duramente osteggiato il tema della nonviolenza - contro un nemico immaginario. Un congresso così non produce il rilancio di Rifondazione, produce un partito di acchiappafantasmi.

Meglio dunque un confronto in profondità, anche col rischio di lacerazioni?
Innanzitutto dobbiamo prenderci cura della comunità che è il Prc, senza consentire che in questo dolore collettivo qualcuno sia oggetto di lapidazione e qualcun altro si senta come un mujaheddin del popolo. Per questo è necessario andare al congresso quanto prima, a luglio. Perché quanto prima l’insieme dei gruppi dirigenti entra in un confronto aperto con la base del partito, quanto prima si bruciano nel fuoco della democrazia scorie, veleni, pigrizie, tanto più possiamo andare a fare questa doppia operazione: curare questa comunità ferita e aprire il cantiere o i cantieri della sinistra. Non sono due operazioni contraddittorie, sono complementari. Se siamo d’accordo su queste operazioni, piuttosto che litigare sui nomi delle operazioni possiamo trovare un accordo sulla cosa. Che è ripartire da noi, con grande cura di sé, ripartire facendo il contrario di un ripiegamento minoritario, intimistico.

Ti candidi alla segreteria del Prc?
Adesso questa discussione può essere tristemente divertente o ironicamente triste. Noi dobbiamo innanzitutto metterci d’accordo per salvare Rifondazione comunista, produrre processi politici che operano mutilazioni significa uccidere Rifondazione. E io credo che i gruppi dirigenti, a cominciare da me, debbano avere una responsabilità in più anche nell’uso delle parole e nell’indicazione dei percorsi. La ricerca dei colpevoli, anzi, dei traditori, è uno dei pezzi più lividi del repertorio staliniano che talvolta ci siamo portati dentro. Se dovessi pensare che sia possibile ripartire da lì direi che non c’è viaggio possibile, siamo già morti, semplicemente dobbiamo aspettare che qualcuno ce lo dica.

Ti senti chiamato in causa quando vengono criticati il plebiscitarismo, il meccanismo delle primarie, l’indicazione preventiva del segretario?
Vorrei ricordare che io ho espresso forti critiche al leaderismo. Ma non si può essere leaderisti quando il leader va bene e criticare il leaderismo all’indomani di una sconfitta.

domenica 9 dicembre 2007

Dichiarazione d'intenti

Noi, donne e uomini che abbiamo partecipato all'Assemblea generale della sinistra e degli ecologisti, siamo impegnati nella costruzione di un nuovo soggetto della sinistra e degli ecologisti: unitario, plurale, federativo. L'Italia moderna, nata dalla Castituzione repubblicana, democratica e antifascista, ha bisogno di una sinistra politica rinnovata. Il mondo chiama a nuove culture critiche, che conservano la memoria del passato e tengono lo sguardo rivolto al futuro.

Questi sono i nostri principi: uguaglianza, giustizia, libertà; pace, dialogo di civilità; valore del lavoro e del sapere; centralità dell'ambiente; laicità dello Stato; critica dei modelli patriarcali maschilisti.

Il soggetto della sinistra e degli ecologisti oggi parte. Crescerà attraveso un processo popolare, democratico e partecipato, aperto alle adesioni collettive e singole, per radicarsi nella storia del Paese. L'ambizione è quella di costituire non una forza minoritaria, ma una forza grande ad autonoma, capace di competere per l'egemonia, influente nella vita della società e dello Stato, che pesi nella realtà politico-sociale del centorsinistra. Un soggetto capace di contrastare le derive populiste e plebiscitarie, figlie di una politica debole e della separazione tra potere e cittadini. Un protagonista in Italia, interno ai movimenti, collegato ai grupi e ai partiti più importanti della sinistra e dell'ambientalismo in Europa.

La sinistra/l'arcobaleno che vogliamo è del lavoro e dell'ambiente. La globalizzazione liberista si è retta su una doppia svalorizzazione: del lavoro umano e delle risorse naturali. La riduzione a merce provoca la doppia rottura degli equilibri sociali e degli equilibri ambientali. Intollerabile crescita delle diseguaglianze e insostenibili cambiamenti climatici hanno una comune origine e portano alla stessa risposta: un altro mondo è possibile.

Mettere in valore l'ambiente e il lavoro (in tutte le sue forme, da quelle oggi più ripetitive alle più creative) è il cuore di un pensiero nuovo, che non rinuncia a coltivare in questo mondo la speranza umana. In Occidente, ciò comporta innanzitutto alzare la qualità del lavoro, combattere il precariato, modificare gli stili di vita, contrastare la discriminaizone verso le donne. Comporta la difesa e il rinnovamento dello Stato sociale, e la progettazione di una riforma più grande di quella che portò allo Stato sociale: una società non consumista, un'economia non dissipativa ed ecologica, una tecnologia più evoluta. Un nuovo inventario dei beni comuni dell'umanità: acqua, cibo, salute, conoscenza. La conoscenza deve crescere ed essere distribuita: impossibile, senza la libertà della cultura, dell'informaizone, della scienza e della ricerca, e senza la lotta conseguente contro le regressioni tribali, etniche, nazionaliste, fondamentaliste. Il dialogo tra culture e civiltà diverse, aperto a nuove scritture universalistiche dei diritti sociali e dei principi di libertà, è tanto più essenziale nell'epoca delle grandi migrazioni, del web e della comunicazione globale.

La sinistra/l'arcobaleno che vogliamo è della pace. Lo spirito della guerra minaccia l'umanità. Ecco di nuovo la corsa al riarmo: cresce vertiginosamente la spesa per armamenti convenzionali, chimici, batteriologici, nucleari. Saltano le firme sui Trattati di riduzione e controllo degli armamenti. L'Europa è uno degli epicentri della corsa. Ora, è il momento di fermarla. La pace, che ha visto scendere in campo il più grande movimento di massa del dopoguerra, particolarmente in occasione della guerra irachena, è la carta vincente. La pace è possibile in un mondo multipolare. I fatti hanno già dimostrato che il mondo non è governabile da un unico centro di comando. Anche per questo c'è bisogno di un'Europa più forte ed autonoma.

La sinistra/l'arcobaleno che vogliamo è delle libertà individuali e collettive. Le libertà possono crescere solo in uno Stato laico. Per questo la laicità dello Stato è un bene non negoziabile. Uno Stato laico riconosce le forme di vita e le scelte sessuali di tutte e di tutti. Si regge sul rispetto di tutti i sistemi di idee, di tutte le concezioni religiose, di tutte le visioni del mondo. Combatte l'omofobia e il maschilismo. Assume dal femminismo la critica delle strutture patriarcali e il principio della democrazia di genere. Crea le condizioni sociali ed istituzionali per rendere effettivi i diritti e le scelte libere di tutte e di tutti.

La sinsitra/l'arcobaleno che vogliamo guarda ad una nuova stagione della democrazia italiana. Pronta ad assumersi, oggi e in futuro, responsabilità di governo, od esercitare la sua funzione dall'opposizione. I temi all'ordine del giorno sembrano "autorità, governabilità, decisione", non si vede che quelli veri sono l'autorevolezza e la legittimazione, una nuova capacità di rappresentanza politica, in un rapporto dialettico con l'autonomia della rappresentanza sociale, a partire dai grandi sindacati di categoria e confederali.

La sinistra/l'arcobaleno contribuirà a rinnovare il sistema politico e le forme della partecipazione democratica, contrasterà l'antico trasformismo. Se c'è declino italiano, esso dipende dal corporativismo, dal dilagare del privilegio e dell'ineguaglianza; dalla debole innovazione, dalla perdita di coesione, dalla diffusa illegalità; dalla pèerdita della capacità di indignarsi verso quello stato di violenza assoluta che si chiama mafia, 'ndrangheta, camorra; dall'oblio della questione morale. Riformare la democrazia e la politica vuol dire nutrire di valori un progetto di società.

Noi, partecipanti all'Assemblea generale della sinistra e degli eoclogisti, ci rivolgiamo alle forze politiche, ai gruppi organizzati, ai movimenti, al popolo della sinsitra, a tutte le singole persone che vogliono partecipare ativametne alla costruzione el nuovo soggetto federativo. In una discussione aperta e libera sulle idee, gli obiettivi, i programmi, le forme di organizzazione e di rappresentanza.

Venite, diventate parte di un progetto che può cambiare profondamente la situaizone italiana e influenzare la politica europea.

lunedì 22 ottobre 2007

Vènti d'ottobre

Come sempre, noi c'eravamo...

Per vedere le foto della grande manifestazione del 20 ottobre consultate la nostra galleria fotografica su Flickr.

PS: le compagne e i compagni del circolo di Ferrandina in possesso di altro materiale sono pregati di inviarlo all'indirizzo prcferrandina@libero.it

venerdì 28 settembre 2007

Verso il 20 ottobre: adesioni

La Federazione Provinciale di Matera del PRC sta organizzando l'autobus per partecipare alla manifestazione del 20 ottobre a Roma.
Tutti i ferrandinesi interessati a prenderne parte possono contattare, per maggiori informazioni, Ferdinando e Vincenzo Eustazio.

Allora, si parte?

sabato 22 settembre 2007

Verso la manifestazione del 20 ottobre


Il 20 ottobre a Roma si terrà una manifestazione nazionale promossa dal Manifesto, Liberazione e Carta per chiedere il rispetto del programma dell'Unione e una svolta nell'azione governativa sui temi che più stanno a cuore a tutta la Sinistra italiana: lavoro, questione sociale, laicità e diritti civili, cittadinanza, pace, ambiente, legalità.

Per maggiori informazioni sono attivi questi siti sulla manifestazione:
http://new.rifondazione.it/wp/01/
http://www.20ottobre.org

lunedì 2 luglio 2007

SX

E' on line una nuova community, interattiva, per tutti coloro che si sentono sentimentalmente di sinistra.

venerdì 15 giugno 2007

Partito della Sinistra Europea


Nasce anche in Italia il Partito della Sinistra Europea, fondato a Roma nel maggio del 2004, con un congresso che vide la partecipazione di oltre 300 delegati in rappresentanza di 15 formazioni politiche di sinistra, comuniste, socialiste e rosso-verdi di tutta Europa, tra cui anche il nostro Partito della Rifondazione Comunista.

La Sinistra Europea unisce tutte quelle forze che si battono per un modello di società differente da quello neoliberista, che sono impegnate contro la guerra e il riarmo e per la costruzione dell'Europa sociale. Si sente parte del movimento dei movimenti, per un'altra globalizzazione. L'organizzazione della Sinistra Europea è a rete, attraverso gruppi di lavoro orizzontali sui vari temi di comune interesse politico, coordinati dall'Esecutivo.


Dalla Dichiarazione comune dei primi promotori della Sinistra Europea in Italia:

Proponiamo un nuovo modo di stare assieme: comunisti che hanno praticato un'innovazione politica di sinistra, a partire dalla scelta della nonviolenza, soggettività politiche della sinistra socialista e laburista che, criticando il liberismo, vogliono andare oltre le esperienze socialdemocratiche, credenti che dalle proprie ragioni di fede traggono motivi di radicale impegno sociale, donne e uomini impegnati in forze sindacali che hanno praticato esperienze nuove di conflitto e di relazione con i lavoratori, esperienze del femminismo, dell'ambientalismo critico, nei movimenti dei diritti civili e delle libertà contro la repressione e il proibizionismo, nei movimenti di comunità e nei comitati delle mille vertenze locali, dell'acqua, del territorio e così via, nei movimenti impegnati sul fronte della cultura, della libertà di espressione, della conoscenza come bene comune, in realtà del volontariato impegnato nella solidarietà e nella cooperazione, nel nuovo movimento pacifista, nei movimenti della varie pratiche della disobbedienza e del conflitto sociale, possono unirsi in un progetto comune che parta dal riconoscimento delle differenze e del rispetto dell'autonomia e dell'identità di ciascuno.
A tutte e a tutti questi, e alle donne e agli uomini che vogliono vedere sorgere presto in Italia una nuova sinistra capace di trasformare la società e di dare forza ed efficacia all’azione dei governi di cui possa fare parte, dando voce e rappresentanza ad interessi sociali alternativi, proponiamo il progetto della costruzione in tutti i territori delle case della sinistra e dei laboratori sociali, luoghi di cittadinanza, di partecipazione, di comunità.

Info: http://www.sinistraeuropea.it

mercoledì 13 giugno 2007

G8 a Genova, «la polizia ha infierito»

Non è un argomento di stretta attualità ma i fatti di Genova non possono non suscitare ancora rabbia.
E' per questo che chiediamo una commissione di inchiesta parlamentare come era scritto nel programma dell'Unione.




Da www.corriere.it:

Testimonianza choc in aula del vice questore aggiunto Fournier
G8 a Genova, «la polizia ha infierito»
«Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave: la scuola Diaz come una macelleria»

Sugli incidenti accaduti a Genova in occasione del G8 è arrivata un'ammissione importante: «Durante le indagini non ebbi il coraggio di rivelare un comportamento così grave da parte dei poliziotti per spirito di appartenenza». È questa la testimonianza resa da Michelangelo Fournier, all'epoca del G8 a Genova vice questore aggiunto del primo Reparto Mobile di Roma e oggi uno dei 28 poliziotti imputati per la sanguinosa irruzione nella scuola Diaz. In aula, Fournier ha fornito infatti una nuova versione su quello che aveva visto nella scuola al momento della sua irruzione: non manifestanti già feriti a terra, ma veri e propri pestaggi ancora in atto.
«I POLIZIOTTI HANNO INFIERITO» - «Arrivato al primo piano dell'istituto - ha detto Fournier - ho trovato in atto delle colluttazioni. Quattro poliziotti, due con cintura bianca e gli altri in borghese stavano infierendo su manifestanti inermi a terra. Sembrava una macelleria messicana». Nelle dichiarazioni invece rese precedentemente dal poliziotto ai pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini il poliziotto aveva raccontato di aver trovato a terra persone già ferite e non pestaggi ancora in atto. «Sono rimasto terrorizzato e basito - ha spiegato - quando ho visto a terra una ragazza con la testa rotta in una pozza di sangue. Pensavo addirittura che stesse morendo. Fu a quel punto che gridai: "basta basta" e cacciai via i poliziotti che picchiavano».
«HO DETTO DI CHIAMARE LE AMBULANZE» - Fournier, sollecitato dalle domande del Pm Francesco Cardona Albini ha aggiunto: «Intorno alla ragazza per terra c'erano dei grumi che sul momento mi sembrarono materia cerebrale. Ho ordinato per radio ai miei uomini di uscire subito dalla scuola e di chiamare le ambulanze». Fournier ha poi raccontato di aver assistito la ragazza ferita fino all'arrivo dei militi con l'aiuto di un'altra manifestante che aveva con sè una cassetta di pronto soccorso. «Ho invitato però la giovane - ha raccontato - a non muovere la ragazza ferita perché per me la ragazza stava morendo».
«HA SBAGLIATO A TACERE» - «Il dottor Michelangelo Forrnier - scrive in un comunicato il Comitato Verità e Giustizia per Genova - ha sbagliato a tacere per sei anni su quello che ha visto dentro la scuola Diaz. Proprio lo "spirito di appartenenza" avrebbe dovuto spingerlo a raccontare tutto e subito. Solo così avrebbe servito nel migliore dei modi, con lealtà e responsabilità, lo stato di cui è funzionario. Ad ogni modo, sia pure in ritardo, ha raccontato ciò che ha visto, confermando le testimonianze di decine di persone. Il dottor Fournier ha parlato di "macelleria messicana". L'attuale ministro degli Esteri, nel 2001, parlò di "notte cilena". Si ricorre all'esotismo, ma siamo di fronte a una "perquisizione all'italiana" che ha macchiato la credibilità della polizia e dello stato. A questo punto chiediamo: il capo della polizia non ha niente da dire? Il ministro degli Interni farà finta di nulla anche stavolta? Il parlamento continuerà a tenere in un cassetto la legge sulla commissione d'inchiesta?
COMMISSIONE PARLAMENTARE D'INCHIESTA - «La testimonianza resa da Michelangelo Fournier è l'ennesima conferma della necessità di istituire quella commissione parlamentare d'inchiesta sui fatti del G8 di Genova, prevista nel programma di governo dell'Unione e che il centrodestra, nella precedente legislatura, ha sempre negato». Lo afferma il vice presidente della Camera e parlamentare della Sd, Carlo Leoni, commentando la deposizione di oggi presso il tribunale penale di Genova.