domenica 27 aprile 2008

Intervista a Nichi Vendola

Da Il Manifesto del 25 aprile 2008, di Micaela Bongi e Andrea Fabozzi:

CONTRO FURBIZIE E VELENI, UN CONFRONTO VERO

Al presidente della regione Puglia Nichi Vendola guardano in molti come al candidato alla segreteria di Rifondazione in grado di ristabilire l’unità del gruppo dirigente o almeno di restituire la maggioranza ai bertinottiani dopo che al primo Comitato politico nazionale post disastro elettorale Paolo Ferrero e Claudio Grassi hanno messo in minoranza il segretario Franco Giordano, che si è dimesso.

Facciamo anche a te la domanda che abbiamo fatto a Giordano e Ferrero: era proprio inevitabile mettere tra parentesi l’analisi di una sconfitta così grande e iniziare subito con uno scontro di potere?
Nell’ultimo Cpn sono stati usati toni e argomenti da redde rationem. Si è scantonato rispetto alla necessità di guardare in faccia alla sconfitta e lo si è fatto anche con una traccia di violenza nelle relazioni tra persone. C’è stata una furia iconoclasta nei confronti di un pezzo del gruppo dirigente, non ho apprezzato quel patetico chiamarsi fuori di un altro pezzo. Questa dinamica nevrotica, questo stile della lotta politica non può che portarci alla catastrofe. Il partito e tutto il popolo della sinistra si aspettano altri segnali. Non la rimozione della sconfitta. Ma nemmeno che la sconfitta sia usata come una clava per un regolamento di conti.

Oltre allo scontro però c’è stato un voto su un documento che dice: ripartiamo da Rifondazione. Un cambio di rotta per il partito e per il progetto di unità a sinistra?
Il Cpn ha solo prodotto una convergenza occasionale che non ha nessun respiro strategico. Tutti siamo critici nei confronti delle forme e del contenuto della Sinistra arcobaleno, per come si è presentata alle elezioni. Io l’ho detto subito dopo il voto: siamo stati solo una cartolina illustrata che metteva insieme quattro rappresentanti di quattro partiti, senza l’amalgama di un agire politico comune e senza nemmeno crederci molto.

Allora ha ragione Ferrero che dice: al massimo possiamo fare una federazione tra soggetti diversi?
No, abbiamo di fronte a noi un compito più grande: la ricostruzione del campo della sinistra. Come? Non possiamo fare una disputa metodologica infinita. Costituente, federazione, sono parole allusive. Dire che l’esito finale sarà necessariamente un nuovo partito è far prevalere la noia sulla gioia della creazione. Non è questa l’unica dinamica possibile. Io non so indicare adesso il plastico del nuovo soggetto unitario e plurale. So che ho passato trent’anni nel Pci a criticare la forma partito. E poi noi un partito ce l’abbiamo, Rifondazione. Ma la sua forza è sempre stata quella di mettersi in gioco sul terreno dell’innovazione politica e culturale.

E allora perché in campagna elettorale Bertinotti ha detto che bisognava andare oltre, superare e dunque sciogliere il Prc?
Come il voto ha impietosamente rivelato, Rifondazione e le altre forze politiche della sinistra stavano scivolando verso l’inconsistenza. Credo che Bertinotti volesse alludere al fatto che c’è bisogno di accelerare i processi di innovazione. Il problema della sinistra è molto più vasto del problema del Prc e il Prc non può essere come un cactus che fiorisce nel deserto. Siamo una minoranza ma non abbiamo nessuna possibilità di rinascere se siamo minoritari.

Intanto però l’Arcobaleno si è dileguato e ogni pezzo va per conto suo.
Francamente è più importante quello che si rimette in campo nella società che le relazioni con gli stati maggiori degli altri pezzi della sinistra. E’ più importante tornare a conoscere la società. E’ vero che non abbiamo più frequentato i territori, ma non è sufficiente dire torniamo nei territori perché la nozione di territorio è mutata. La crisi della sinistra è anche una difficoltà a reinventarsi come comunità. La forza della Lega è nel fatto che si propone come doppia comunità, comunità politica e comunità territoriale, come una specie di doppia panciera che aderisce elasticamente al basso ventre del nord che è fatto di pulsioni securitarie, di rivolta fiscale, ma anche di una voglia di trovare forme di identità dentro a una globalizzazione che spiazza tutti. In una condizione di atomizzazione lì c’è un agire politico che ricostruisce un collante. Naturalmente lì dentro c’è di tutto, è un supermarket ideologico. Ma dentro il territorio mobile delle comunità all’epoca della globalizzazione la Lega riesce a dare questa forma di identità. Noi no.

Quando si allude a una pratica di territorio inclusivo, viene fatto l’esempio pugliese. Ma il risultato elettorale dice che il problema ce l’hai anche tu.
Sì, ma la valenza ideologica del voto è stata assolutamente travolgente. Non c’era aggancio territoriale che potesse creare argine rispetto a questo maremoto. Io mi sono trovato a vivere esperienze stupefacenti, ho conosciuto la gratitudine per la risoluzione di problemi drammatici di vita di pezzi di comunità. E poi ho visto che nelle urne questa gratitudine non si è tradotta in un voto. Perché stavamo parlando di un’altra cosa, della crisi dell’Italia, rispetto a cui Berlusconi e le destre propongono un racconto credibile, cioè offrono un intero repertorio di capri espiatori per ogni paura generata dalla crisi. In questa società delle mille insicurezze loro sono in grado di regalarti un nemico, l’immagine di uno che è responsabile della tua insicurezza. Nel suo complesso il centrosinistra è stato assolutamente subalterno, contro la fabbrica delle paure non ha proposto una fabbrica delle convivialità o delle speranze. E noi abbiamo fatto discorsi che sono apparsi elucubrazioni ideologiche, anche con qualche grado di contraddittorietà. Riconosco a Paolo Ferrero un sicuro genio tattico, però credo francamente che avremmo potuto discutere differentemente sul decreto sicurezza, e lo dico io che ho subito coperto la scelta di Paolo di votare a favore del decreto in Consiglio dei ministri. Ma il problema non è Ferrero o Vendola. Voglio capire se siamo in grado di interloquire con una grande platea di soggetti variegati, frammentati e spaventati.

Sarà possibile riallacciare col Pd?
Noi e il Pd siamo a una divaricazione strategica che è sotto gli occhi di tutti. Però la politica non è andare dal notaio a registrare atti formali, è confrontarsi con i corpi vivi bombardati dalle cose che accadono nella società. Entriamo in una fase di grandissima turbolenza planetaria, credo quindi che nostro compito non sia quello di lanciare offensive del bon ton o del dialogo, ma quello di lavorare per aprire contraddizioni anche dentro al Pd. E’ un vantaggio se si aprono negli altri fronti varchi che consentano a noi di non lavorare in condizione di totale solitudine. Naturalmente è molto importante il nostro ruolo. Non dobbiamo presentarci con il profilo livido e rancoroso di chi, poiché è stato battuto, crede che il problema fondamentale sia semplificare al massimo e aumentare i decibel della sloganistica. Il problema non è urlare di più ma capire di più. Troppe cose non le conosciamo, le evochiamo facendo riferimento a una generica sociologia catastrofista, ma non conosciamo gli interstizi del precariato, conosciamo pochissimo del nuovo universo dei lavori. Dobbiamo fare un grande bagno di umiltà. Tornare alla base dovrebbe voler dire tornare alla realtà. Possiamo fare anche un partito democraticissimo tutto chiuso nel proprio bozzolo, ma la democrazia che dobbiamo promuovere è quella che ci trasforma in ricettori di ciò che è fuori.

A cosa porterà la spaccatura nel gruppo dirigente del Prc? Ed è accettabile la proposta del congresso a tesi e non per mozioni contrapposte avanzata da Ferrero e Grassi?
E’ necessario superare qualunque pratica di corto respiro del processo congressuale, atteggiamenti asfittici, maggioranze frutto della furbizia che nascono contro e non per determinare una strategia. Il congresso a tesi mi pare assolutamente interno a questa lunga catena di furbizie. Vorrei dire a tanti autorevoli pensatori del comunismo: come si fa a immaginare che da una parte c’è la cultura politica e dall’altra la linea politica? Posso decidere che sulla cultura politica sto con Ferrero e sulla linea con Grassi, ma lo potrei fare dentro a una dinamica politicistica. Non è di questo che il partito ha bisogno. Non abbiamo bisogno di guerre guerreggiate, di troppi livelli di verità per cui oggi diamo in pasto alla platea del Prc il boccone di un immaginario nemico fatto di pezzi di gruppo dirigente che stavano per sciogliere il partito. Quella che si è formata al Cpn è un union sacrée di tutti - anche di quelli che hanno duramente osteggiato il tema della nonviolenza - contro un nemico immaginario. Un congresso così non produce il rilancio di Rifondazione, produce un partito di acchiappafantasmi.

Meglio dunque un confronto in profondità, anche col rischio di lacerazioni?
Innanzitutto dobbiamo prenderci cura della comunità che è il Prc, senza consentire che in questo dolore collettivo qualcuno sia oggetto di lapidazione e qualcun altro si senta come un mujaheddin del popolo. Per questo è necessario andare al congresso quanto prima, a luglio. Perché quanto prima l’insieme dei gruppi dirigenti entra in un confronto aperto con la base del partito, quanto prima si bruciano nel fuoco della democrazia scorie, veleni, pigrizie, tanto più possiamo andare a fare questa doppia operazione: curare questa comunità ferita e aprire il cantiere o i cantieri della sinistra. Non sono due operazioni contraddittorie, sono complementari. Se siamo d’accordo su queste operazioni, piuttosto che litigare sui nomi delle operazioni possiamo trovare un accordo sulla cosa. Che è ripartire da noi, con grande cura di sé, ripartire facendo il contrario di un ripiegamento minoritario, intimistico.

Ti candidi alla segreteria del Prc?
Adesso questa discussione può essere tristemente divertente o ironicamente triste. Noi dobbiamo innanzitutto metterci d’accordo per salvare Rifondazione comunista, produrre processi politici che operano mutilazioni significa uccidere Rifondazione. E io credo che i gruppi dirigenti, a cominciare da me, debbano avere una responsabilità in più anche nell’uso delle parole e nell’indicazione dei percorsi. La ricerca dei colpevoli, anzi, dei traditori, è uno dei pezzi più lividi del repertorio staliniano che talvolta ci siamo portati dentro. Se dovessi pensare che sia possibile ripartire da lì direi che non c’è viaggio possibile, siamo già morti, semplicemente dobbiamo aspettare che qualcuno ce lo dica.

Ti senti chiamato in causa quando vengono criticati il plebiscitarismo, il meccanismo delle primarie, l’indicazione preventiva del segretario?
Vorrei ricordare che io ho espresso forti critiche al leaderismo. Ma non si può essere leaderisti quando il leader va bene e criticare il leaderismo all’indomani di una sconfitta.

mercoledì 16 aprile 2008

Rifondare

La sconfitta è stata pesante e inaspettata nelle proporzioni.
Dobbiamo fare autocritica per capire le cause che ci hanno portato a questi risultati disastrosi e per ripartire.
Non abbiamo intenzione di arrenderci proprio ora anche perchè il lavoro che ci attende è duro e impegnativo.
Occorrono chiarezza, unità e condivisione di obiettivi per rifondare la Sinistra.
Ci vogliono in un angolo ma reagiremo con determinazione. Non potranno mai cancellarci.

Di seguito, cliccando sulle immagini, i risultati a Ferrandina:

venerdì 11 aprile 2008

Il 13 e 14 Aprile...

... FAI UNA COSA DI SINISTRA:
VOTALA!

Dalla parte di Rosa e Titti!

lunedì 7 aprile 2008

Diritti del lavoro e lotta alla precarietà

Lunedi 7 aprile, giornata tematica dedicata al lavoro e alla precarietà.

sabato 5 aprile 2008

Si istituisca subito il Parco Regionale degli ulivi e dei calanchi - No alla discarica di rifiuti pericolosi

Nel corso della riunione tenutasi nella Sala Consiliare del Comune di Ferrandina tra l’Amministrazione Comunale e il Comitato antidiscarica di rifiuti pericolosi che la Basento Ambiente srl vorrebbe costruire in contrada Venita, la Sinistra l’Arcobaleno ha ribadito la sua contrarietà a questo ennesimo scempio ambientale.
Tra le innumerevoli ragioni per contrastare questo progetto ha evidenziato l'incompatibilità della discarica con la vocazione dell’area interessata che già nel programma elettorale di Uniti per Ferrandina, su nostra proposta, viene individuato come sito destinato all’agricoltura biologica e sede del PARCO REGIONALE DEGLI ULIVI E DEI CALANCHI.
Pertanto e considerato che dopo la valutazione d’impatto ambientale l’autorizzazione deve essere rilasciata dalla Regione Basilicata, sollecitiamo l’Amministrazione Comunale a rilanciare con forza nei confronti della Regione stessa l'istituzione del Parco e la Provincia di Matera ad approvare il Piano provinciale di smaltimento dei rifiuti pericolosi.
La Sinistra
l’Arcobaleno infine riconferma la proposta di acquistare 1 mq per ogni cittadino di Ferrandina, così come già sperimentato in altre parti d’Italia (TAV) atteso che i terreni interessati non sono nella disponibilità di Basento Ambiente ma di proprietà dell’ALSIA.

Ecologia, ambiente, territorio

Sabato 5 aprile, giornata tematica dedicata alle politiche ambientali.

venerdì 4 aprile 2008

Laicità e diritti civili

Venerdi 4 aprile, giornata tematica dedicata alla laicità e ai diritti civili.


Clicca sui volantini per ingrandirli.

martedì 1 aprile 2008

Comizio

Giovedi 3 Aprile, alle 19.00, comizio della Sinistra l'Arcobaleno in Piazza Plebiscito.
Interverranno Rosa Rivelli (capolista al Senato), l'on. Titti De Simone (capolista alla Camera), Paola Pellegrini (Direzione Nazionale PDCI) e Gianni Rondinone (Sinistra Democratica).

sabato 29 marzo 2008

Abbattiamo l'indifferenza!

Domenica 30 marzo, alle ore 11.00, presso Piazza De Gasperi, banchetto elettorale e avvio della raccolta firme per chiedere all'Amministrazione Comunale di far ripiantare gli alberi tagliati in modo indiscriminato in via Mazzini.

Si può aderire anche on line inviando una mail a prcferrandina@libero.it o postando un commento. Si prega di specificare il nome, il luogo e la data di nascita.
Di seguito il testo dell'appello:


ABBATTIAMO L’INDIFFERENZA!
DUE NUOVI ALBERI PER OGNI PIANTA TAGLIATA

Il taglio degli alberi in un’aiuola di via Mazzini (incrocio Madonnina) ha reso più spoglia l’area e Ferrandina più povera di una risorsa importante qual è il verde.
Che la scelta dell’Amministrazione comunale di autorizzare l’abbattimento di circa dieci piante a grosso fusto sia stata giusta o sbagliata conta poco. Adesso conta rimediare!
In che modo? Piantando nuovi alberi al posto di quelli rimossi.
Per questa ragione chiediamo al sindaco Raffaele Ricchiuti di sanare lo scempio, facendo piantare in quell’area due alberi per ogni pianta abbattuta.

Salari, pensioni e costo della vita

La Sinistra l’Arcobaleno ha organizzato quattro giornate tematiche nazionali, quattro date in cui in tutta Italia si affronteranno alcuni specifici argomenti del programma. Di fronte al tentativo coordinato di Verltroni e Berlusconi di eliminare tutte le “voci fuori dal coro” e di marginalizzare su televisioni e giornali i grandi temi del Paese, La Sinistra l’Arcobaleno cerca di riportare il confronto sul merito concreto delle questioni. Più infatti si conoscono le specifiche proposte programmatiche, più appare chiaro come risultino simili le ricette dei due maggiori partiti e, invece, più nette e alternative le scelte che la sinistra indica per la soluzione dei problemi del paese.

Oggi 29 marzo, è la prima giornata tematica dedicata a salari, pensioni e costo della vita.

giovedì 27 marzo 2008

Giovane Sinistra o vecchia politica?

I Giovani Comunisti di Potenza hanno organizzato un pullman per partecipare alla manifestazione. Per chi volesse aderire, l'appuntamento domenica 30 è alle 16.00 alla stazione di Ferrandina.
Per informazioni contattare Ferdinando: cell. 3209646366 - feustazio@gmail.com

Basilicata No Oil


Noi cittadini impegnati nella politica, nella cultura e nelle arti, nei lavori e nell’impresa, negli studi e nella ricerca non possiamo restare indifferenti o in silenzio dinanzi al pericolo di un vero e proprio annichilimento del destino dei cittadini della Basilicata per l’improvvida decisione di vincolare oltre il 60% dell’intero territorio lucano agli interessi delle Compagnie petrolifere.
Non riusciamo neppure ad immaginare quali siano le motivazioni che spingono le classi dirigenti a cedere alle multinazionali la sovranità su un territorio tanto vasto, con il rischio di una condanna a un miserabile destino, in cui le elemosine delle royalties petrolifere e delle sovvenzioni in aeternum potranno servire unicamente a portare impercettibili miglioramenti ad un irreversibile degrado ambientale, sociale e civile.
Siamo persuasi che le risorse naturali di un paese appartengano ai cittadini e vadano usate nel nell’interesse di tutti e, soprattutto, delle generazioni future. La popolazione lucana, che vive zone nelle quali le risorse naturali come l’acqua (si pensi che recentemente la COCA COLA ha acquisito le “Fonti del Vulture”), come quelle fossili (il petrolio e il metano) abbondano, invece di trarre beneficio da tale ricchezza, vede aumentare giorno per giorno la usa precarietà. In una logica in cui l’idea dello sfruttamento pervade di sé tutto, con violazione dei diritti all’informazione, corruzione, impoverimento delle campagne, assenza di futuro.
Esprimiamo la nostra solidarietà partecipe al Comitato lucano NO OIL e per le Energie Rinnovabili – costituito dalle associazioni e dai movimenti ambientalisti lucani e delle forze politiche della Sinistra d’alternativa – che sta cercando di far conoscere questa grave situazione di pericolo, ma incontra il silenzio delle istituzioni locali e nazionali. Il Comitato evidenzia la contraddizione che, da un lato, vede la Comunità Europea spronare i Paesi membri ad incrementare l’uso di energie rinnovabili e, dall’altro, l’Italia che dimezza gli obiettivi nazionali, tornando al passato. La Lucania – terra di scarsa densità demografica, di cospicue risorse d’acqua e giacimenti fossili – subisce questa contraddizione e, conseguentemente, il conflitto tra fonti di energia, ambiente e cultura locale è destinato a inasprirsi. La Basilicata – con il suo stato di estrema precarietà anche dei propri giovani – ha una storia debole innanzitutto perché è innanzitutto debole e precaria la condizione delle sue classe dirigenti, oramai avvitata su se stessa in una profonda crisi organica. Affrontare la precarietà è un’urgenza a cui bisogna mettere mano da subito, per contribuire a riportare questa regione nella storia. E, possibilmente, in una storia di avanzamento civile.
Che prospettiva potrà avere questa regione, se viene mutilata e brutalizzata persino nelle sue albe, nei suoi tramonti e nei suoi paesaggi?
Come accettare un destino, che è soprattutto fatto di fughe dalla Basilicata, di esodi paragonabili solo a quelli degli anni sessanta?
Lo stesso Mezzogiorno potrà avere un destino se ci sarà un ‘popolo del mezzogiorno’ che lo costruisce assieme alla politica ed ai governi. Il ruolo dei gruppi dirigenti deve essere quello di regolare e programmare, non potendo accettarsi una azione che, in una continua razionalizzazione dell’esistente, finisce con l’essere un fattore dell’accumulazione capitalistica, nell’intreccio perverso che si è determinato di mercificazione della politica e di politicizzazione dell’economia.
Tutto ciò, ovviamente, anche nella consapevolezza che la sfrenata corsa all’oro nero alimenta indirettamente la spirale scellerata della guerra.
Ecco, noi crediamo che tutto questo debba essere ricordato alle classi dirigenti. Che tutto questo debba essere appropriazione del popolo di Basilicata, affinché esso si riscuota ed esca dai processi di passivizzazione che il modello neoliberista imperante si porta dietro; affinché si contribuisca al prevalere di un interesse generale in grado di interpretare la storia, gli interessi e il destino di questa regione.
Noi speriamo di poter sostare ancora sulle rive dello Jonio e ammirare i paesaggi ritratti in tanta cinematografia d’autore; poter godere ancora quelle nitide luci catturate da Ortega e da Guerricchio, da Rosi e Arrabal; poter continuare a cogliere ancora gli smarrimenti di Levi e di Pasolini, cogliendo in questa parte del sud ‘tutti i sud del mondo’; poter ritrovare ancora la proverbiale convivialità che ha reso i lucani famosi in tutto il mondo. Non riusciamo proprio ad immaginare quel mare punteggiato di piattaforme per l’estrazione del petrolio, quei paesaggi, tratteggiati da Francesco Rosi, degradati per le mene egoistiche e miopi dei prepotenti.
Il Comitato NO OIL si è meritevolmente assunto un grande compito che ci auguriamo incontri una risposta responsabile di tutta la regione. È questo il senso di un appello scritto per la salvezza della Basilicata, raccogliendo adesioni anche al di fuori di essa.

Per aderire all'appello inviare una mail a basilicatanooil@libero.it o consultare il sito internet http://basilicatanooil.blogspot.com